Mancano poche settimane a una delle date più importanti per chiunque usi l’intelligenza artificiale in azienda. Il 2 agosto 2026 il Regolamento UE 2024/1689 — l’AI Act — entra nella sua fase operativa: diventano applicabili gli obblighi di trasparenza, le regole sui modelli di IA per finalità generali e, soprattutto, scatta il regime sanzionatorio pieno.

Fonte: Regolamento UE 2024/1689; approfondimenti AI4Business e Digitalic, luglio 2026.

Cosa cambia concretamente

La maggior parte delle aziende italiane rientra nella categoria dei deployer: non sviluppa l’IA, la usa. E proprio per i deployer scattano due obblighi immediati e molto concreti.

Il primo riguarda i chatbot e gli assistenti virtuali. L’articolo 50 impone la trasparenza: chi interagisce con una macchina deve saperlo. Se sul tuo sito o sul tuo customer care c’è un bot che risponde ai clienti, da agosto deve dichiararlo in modo chiaro.

Il secondo riguarda i lavoratori. L’articolo 26 prevede che, quando si usano sistemi di IA classificati “ad alto rischio” (per esempio nella selezione del personale o nella valutazione delle performance), il personale coinvolto vada informato.

A vigilare in Italia sarà l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, con AgID come autorità di notifica, in base alla legge 132/2025.

Attenzione alle sanzioni

Qui si gioca la partita vera. L’articolo 99 prevede sanzioni fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato mondiale per le pratiche vietate, e fino a 15 milioni o il 3% per la violazione degli altri obblighi, inclusi quelli che riguardano i deployer. Numeri pensati per i grandi gruppi, ma la logica percentuale sul fatturato tocca anche le PMI.

Una precisazione utile: non tutti gli obblighi sui sistemi ad alto rischio entrano in vigore ad agosto. Il cosiddetto “Digital Omnibus” ha rinviato una parte di questi obblighi. Restano però confermate dal 2 agosto le disposizioni sulla trasparenza e quelle sui modelli di IA per finalità generali.

Cosa significa per la tua impresa

Se pensi che l’AI Act riguardi solo le big tech, è il momento di ricrederti. Anche una PMI che usa un chatbot, uno strumento di scrematura CV o un software di scoring clienti è “dentro” il regolamento. La buona notizia è che mettersi in regola non richiede uno stravolgimento: richiede mappatura, documentazione e responsabilità.

Ecco da dove partire, concretamente:

  • Censisci gli strumenti IA già in uso in azienda: marketing, HR, customer care, produzione, amministrazione.
  • Classifica il rischio di ciascun sistema (minimo, limitato, alto).
  • Rendi trasparenti i chatbot verso clienti e dipendenti.
  • Informa i lavoratori dove l’IA incide su selezione, valutazione o organizzazione.
  • Nomina un responsabile e tieni un registro di come e dove usi l’IA.

Come muoversi senza panico

Il rischio più grande non è la sanzione: è arrivare a ridosso della scadenza senza sapere quali strumenti IA usa davvero la tua azienda. Molte imprese scoprono solo facendo l’inventario che l’IA è già entrata in reparti diversi, spesso “dal basso”, tramite i singoli collaboratori.

Un assessment preliminare permette di trasformare un obbligo normativo in un’occasione di ordine: capire cosa usi, perché, e come renderlo conforme e più efficace allo stesso tempo.

Articolo collegato: "AI nelle PMI: il vero freno non è la tecnologia, sono competenze e dati".

🟩 Check-up AI gratuito

Non sai se la tua azienda è pronta per l’AI Act? Con il check-up AI gratuito di intelligenzartificiale.pro mappiamo insieme gli strumenti che già usi, il livello di rischio e i primi passi verso la conformità. Prenota la tua consulenza iniziale gratuita.